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perché ho scelto Montessori

Questo post nasce dalla richiesta di una cliente che ha letto in una story che i miei figli vanno a Milano alla scuola Montessori. O meglio, il grande ha ormai finito ed è in prima media in un’altra scuola, mentre la piccola è in seconda elementare. Tra l’altro credo sia anche un tema abbastanza caldo….o forse è già passato da tempo il momento delle iscrizioni scolastiche? Non so…ormai in questa quarantena il concetto di tempo è ancora più astratto di prima.

Torno a monte: la scelta della scuola Montessori. Premetto che i miei figli hanno frequentato un asilo “normale” – però meraviglioso!- quindi per me Maria Montessori era semplicemente una donna testarda e determinata la cui storia conoscevo a tratti. Sapevo dell’esistenza di un particolare metodo di insegnamento ma venendo io dalla scuola “tradizionale” che più tradizionale non si può mai avrei pensato di cambiare rotta. Un giorno, quando mio figlio Tommaso aveva 3 anni, ho notato che sapeva a memoria le targhe e i modelli delle macchine (di nonni, zii, amici, parenti)….ho pensato “classico uomo….donne e motori”.

A 4 anni ha iniziato a leggere e a fare qualche somma. Ho imputato il merito alla nuova insegnate dell’asilo che ho sempre reputato avesse un dono speciale nell’insegnare ai bambini. Il tempo passava e Tommi iniziava a chiederci strane cose del tipo “quanto fa 17+9” e noi gli dicevamo il risultato. Continuava con operazioni – tendenzialmente somme – più complesse e noi eravamo certi che imparasse a memoria i risultati e che avesse – di conseguenza – un’ottima memoria dato che ricordava tutto.

A 5 anni, ultimo anno di asilo, le domande iniziavano a  farsi più insistenti; i calcoli più difficili, i libri letti da solo aumentavano. Ma lui sembrava turbato….come se fosse una pentola a pressione pronta ad esplodere. Prima di Natale la sua maestra ci chiama a colloquio e ci dice “avete notato che Tommi non sa tenere bene la matita in mano? Cercate di aiutarlo, esistono matite triangolari che lo potrebbero aiutare…sapete, secondo me lui ha tante informazioni in testa ma, a differenza dei suoi compagni, non riesce a metterle su carta e questo un po’ forse lo frustra”.

Abbiamo comprato le matite (sotto casa nostra a Milano c’è un negozio stile Steineriano – che non è da confondere con quello montessoriano please- che vendeva proprio quel tipo di prodotto, in tanti colori.

In tre giorni Tommaso ha trascritto, a modo suo, sui fogli tutto ciò che aveva in mente. Calcoli, numeri, frasi parole…..nessun disegno (è sempre stato negato e lo è tuttora!). Ha però iniziato a chiederci di scrivere delle operazioni (+ – x 🙂 che lui risolveva in maniera corretta….e noi davvero non capivamo come mai. Vergine ascendente vergine, indole precisissima (che poi non è così vero perché ora è proprio un po’ cialtrone!): questa era la scusa. Finché ad un certo punto è arrivato il momento di scegliere la scuola. Dicembre, mese già pieno di impegni, tutti di fretta e stressati eccoci davanti a questa scelta che improvvisamente diventa un “problema”. Il supporto del nostro asilo è stato fondamentale: loro non potevano dirci cosa fare ma ce lo hanno fatto capire abbastanza con chiarezza: Montessori. Ci siamo informati e siamo andati a colloquio con una neuropsichiatra infantile  e giornalista del CdS che ha confermato l’idea dell’asilo: ha definito Tommi un bambino con delle doti uniche, avrebbe voluto sottoporlo al test del QI ma ci siamo rifiutati. Per noi doveva restare un bambino normale ma questa scuola ci era entrata un po’ in testa. Grazie a questa persona siamo riusciti ad avere un colloquio con la direttrice che in mezzora ci ha mostrato la scuola ma soprattutto alcuni materiali utilizzati dai bambini per apprendere. All’inizio eravamo straniti perché vedevamo tanti bambini in giro: due fuori dall’aula sdraiati in corridoio…..”lo stanno misurando con il metro che hanno appena costruito”. Altri tre in una classe da soli “hanno raccolto pigne, fiori, foglie e con i libri stanno facendo una ricerca”. Ah, così, da soli? “Ecco questa è la Banca….questa è la scatola delle perle…..queste le aste….lì dentro ci sono gli inviti cioè i compiti da svolgere….e via dicendo”. Noi sbalorditi. La direttrice per farci capire il funzionamento ha preso una collana di perline e in tre secondi ci ha spiegato il significato “tattile” di un numero e la costruzione del suo quadrato e del suo cubo. E’ bastato questo a farci capire che quella era la scuola giusta. Ma non solo per nostro figlio, ma per chiunque. Non so se sarò mai in grado di spiegare realmente il metodo perché nemmeno io l’ho ancora ben capito. Ma parto da presupposto che abbiamo fatto la stessa domanda a tre scuole: scusate, nostro figlio ha una particolarità…ama molto la matematica, è capace, svolge già le moltiplicazioni e due cifre e fa divisioni complesse, sa le radici quadrate e le potenze dei numeri…..

Risposte:

SCUOLA PUBBLICA: ah , ehm, si….dovrei parlarne con qualcuno ma sicuramente potrebbe andare in quinta a seguire le lezioni oppure…idea! Potrebbe fare lezione lui ai suoi compagni. CHE COSA?????  Ok un NERD/LOOSER fin dalla prima….anche no. E poi cosa imparerrebbe lui? Che è migliore degli altri? Rh no grazie, anche perchè non è così

SCUOLA PRIVATA SUPER BLASONATA: ah ma signori che felicità! Noi qui “alleviamo VINCENTI” e lui sarà il numero uno della matematica! CHE COSA??? Un pallone gonfiato (da loro) che crede di poter fare tutto perché è il primo in matematica? Ma scherziamo?

SCUOLA MONTESSORI: è una dote bellissima, che va coltivata. MA il bello è la curiosità che ha il bambino. Ora la sta esprimendo solo in questa materia perchè gli riesce bene, ma noi lo introdurremo a molte altre materie cercando di “distogliere” un po’ la sua attenzione dalla matematica così che non diventi una “fissazione” , aiutandolo ad utilizzare lo stesso metodo e lo stesso interesse per tutto il resto. Il nostro obiettivo non sarà quello di renderlo un re matematico ma di dargli la possibilità di spaziare con la mente in tutte le discipline e in tutte le classi. Se vorrà, solo se vorrà, potrà accedere al materiale di classi superiori svolgendolo però nella sua classe e con la sua insegnante. Molto spesso le altre scuole rischiano di frustrare bambini che hanno queste “capacità” facendogli seguire pedissequamente il programma imposto. E loro si annoiano, diventano insofferenti, prendono noti, vengono considerati “difficili”. Qui invece se hanno sete di imparare noi gli offriamo tutta l’acqua di cui necessitano.

E voi cosa avreste fatto? certo la scuola era lontana e scomoda, ma ci saremmo mai perdonati di non averlo mandato lì?

Ogni inizio anno la direttrice teneva – e tiene- un discorso dandoci un piano anche emozionale di ciò che sarebbe successo ai nostri figli in quell’anno. Non ha mai sbagliato. La scuola ha sempre seguito i bambini non solo a livello pedagogico ma anche psicologico. Come? Senza che loro se ne potessero mai accorgersene.

Mio figlio è uscito dalla quinta elementare preparato ed autonomo (vabbè non sa allacciarsi le scarpe e chiede alla sorella di aprirgli le bottiglie d’acqua…). Io ne ero stupita perché avevo sentito tanti racconti di grandi difficoltà riscontrate dai bambini montessoriano nelle scuole “normali”. I suoi problemi sono: avere sempre voglia di dire la sua, raccontare sempre più del dovuto, andare sempre oltre….ma quest’ultima cosa inizia a piacere ai suoi prof! Ma ama la suola, non teme le interrogazioni, non la vive mai con ansia, freme dalla voglia di mettersi in gioco. Alcune materie non gli piacciono ma altre nuove gli hanno aperto mondi ed interessi nuovi. Oggi che viviamo questa emergenza e che deve gestire la didattica a distanza non ha alcun problema, si gestisce con ordine e autonomia, compiti e lezioni.

Quando la nostra secondogenita Maria, cancro ascendente scorpione, un carattere sensibile ma testardo, dolce e pungente, creativa ma a tratti pigra è arrivata ai 6 anni non abbiamo avuto dubbi. Montessori faceva per lei, anche se completamente diversa dal fratello. Un tempo si pensava infatti che il metodo fosse adatto solo a bambini con “problemi o difficoltà di apprendimento”. Si è invece scoperto che tale metodo è adattissimo anche ai plusdotati come ai bambini assolutamente nella norma.

Proprio oggi ho ricevuto un messaggio dalla direttrice che ci ha ribadito di quanto questa situazione sia difficoltosa per loro perchè applicare il metodo Montessori a distanza e attraverso PC-TABLET-SMARTPHONE è davvero complicato.

Per spiegare un po’ il concetto che sta alla base della scuola cerco di utilizzare i suoi concetti.

AI bambini non si impone lo studio. Si crea un ambiente che desti in loro interesse e voglia di fare e si attende. Cosa? Il momento buono, giusto: quel momento in cui il bambino ha una motivazione profonda, personale e spontanea verso un lavoro. I materiali sono colorati, co forme strane: si possono utilizzare da soli o condividendoli con altri. Sta al bambino decidere cosa fare, e davanti alui troverà persone (maestre) che non si ergeranno a pilastri della scienza, che non saliranno su una cattedra per insegnare ma che siederanno accanto a loro, su piccole sedie e su piccoli banchi messi in ordine sparso, per far loro capire che sono una guida. Si crea così una relazione forte e “personalizzata” con le maestre che mettono in primo piano l’individualità del bambino, i tratti del suo carattere (timidezza, spavalderia….), le sue paure e necessità.

Non si obbligano i bambini a lavorare, si “invitano” attraverso il materiale e l’autonomia. E sembra impossibile in un mondo dove cerchiamo di crescerli come soldati, ma funziona. E funziona molto bene. Seguono il programma ministeriale ed escono molto preparati, sia a livello didattico che in termini di vita pratica. SI perchè anche questa è patte integrante della vita montessoriana: dare acqua alle piante, spazzare, pulire, riordinare, preparare la tavola, servire i compagni, sparecchiare….

Ogni bambino coltiva, almeno i primi due anni, le sue capacità: questo lo rende sicuro di sè e consapevole delle proprie capacità. La casa dei bambini (ovvero l’asilo) ed i primi due anni di elementari servono per farli credere in se stessi, per conoscere la loro mente e il loro corpo. Solo in tersa iniziano con una disciplina più schematica, con qualche compito (molto pochi) e scadenze. Si perché loro non hanno compiti. Ricordo ancora quando durante le prima vacanze di Natale lessi il compito assegnato: se andate via – in montagna, in un’altra regione dai parenti lontani, a fare un viaggio – guardatevi intorno con attenzione! Questo è il vostro compito! Scoprite i nomi delle montagne, dei laghi, i dialetti, i cibi tipici…..

Ammetto ogni tanto di essere stata scettica anche perché a noi genitori non è data la possibilità di aiutare i bambini: non vengono dati compiti proprio per questo! Una volta ho cercato di spiegare un’operazione a Tommi e ho fatto un casino e sono stata sgridata! Il nostro metodo classico è molto lontano d quello Montessori che è intuitivo e fisico. Non saprei descrivervelo in maniera diversa. A chi mi chiede della scuola dico sempre di andarla  a vedere perchè solo vedendola e respirando l’aria di serenità di cui è intrisa si può davvero capire cosa significhi. Bisogna affidarsi: e in questo mondo frenetico in cui dobbiamo sempre avere tutto sotto controllo è davvero difficile. Ma i risultati si vedono.

“La pedagogia montessoriana si basa sull’indipendenza, sulla libertà di scelta del proprio percorso educativo (entro limiti codificati) e sul rispetto per il naturale sviluppo fisico, psicologico e sociale del bambino, mirando a sviluppare una sorta di «educazione cosmica», cioè un senso di responsabilità e di consapevolezza verso la rete di relazioni che collega ogni entità microcosmica al contesto generale macrocosmico.”

Per i bambini è tutto una scoperta, ogni materia si affronta con stupore perché viene “presentata” in modo interessante e magico, senza l’aiuto di libri ma con materiali ed immagini.

Ci sarebbe tanto ancora da dire e io ho ancora tanto da scoprire su questo mondo ma posso almeno sfatare alcuni iti

  1. la Montessori è una scuola per bambini svogliati, che non da rigore né educazione–> è esattamente l’opposto
  2. non si può vedere la televisione e cellulari sono il diavolo–> quella è la Steiner…non confondetele. In Montessori i bambini vedono filmati su YouTube, utilizzano il PC (anzi devono imparare a farlo) e sfruttano tutte e tecnologie dell’epoca moderna!
  3. Si mangia solo bio–> assolutamente falso ahahah da noi c’è Milano ristorazione come in tante altre scuole della città e nulla viene imposto, se non lo yogurt se hanno appena messo l’apparecchio o la pasta in bianco se hanno mal di pancia!
  4. quando escono sono incompetenti e per i primi 6 mesi hanno grandi difficoltà–> ma figuriamoci! Vedo bambini montessoriani mangiare in testa a piccoli saccenti che credono di essere i migliori solo perchè la loro scuola è famosa e “molto difficile.

Premetto che il mio è un discorso da mamma e non da insegnante montessoriana (oltretutto una mamma che ha scoperto il metodo last minute e che ci si è affidata ad occhi chiusi anche perchè non avevo altre alternative valide….l’ho imparato ad amare col tempo) quindi non saprò mai usare i termini tecnici né mai saprò fare uno di quei discorsi a cui ogni inizio anno assisto e che mi fanno innamorare sempre di più della scuola nel suo concetto universale. Ma posso dirvi che i bambino entrano a scuola felici, vengono accolti come a casa, si sentono protetti, non hanno l’ansia di dover “performare”. per loro non esiste l’interrogazione ma il racconto davanti agli altri di un argomento. Non esistono voti perché tutti sono uguali e bravi alla stessa maniera. Imparano a rispettarsi e ad appoggiarsi ai compagni: creano gruppi dove non esiste l’invidia o la prepotenza.

Eh si lo so, il mondo reale non è così, ma se per qualche anno crescono ancora con la fiducia nel prossimo, nella scuola, vivono senza timori né ansie….che male c’è?

Apro e chiudo una parentesi: i Versiliani sono nati dalla necessità di mio figlio di indossare pantaloni che non avessero bottoni. A 6 anni faceva la radice quadrata di 144 ma quando andava a fare pipì non riusciva a riabbottonarsi i calzoni 🙂 Un giorno gli ho chiesto “ma non puoi impegnarti? Tutti i bambini si allacciano e slacciano i pantaloni…non è difficile” E lui mi ha risposto “mamma nella mia testa ci sono tante tante cose e il mondo è ancora tutto da scoprire che proprio non c’è spazio nella ia vita per imparare a fare questa cosa”……e da quel momento ho iniziato insieme a Robi a produrre pantaloni (e bermuda per i suoi figli) per tutti quei bambini che hanno la teta impegnata nella scoperta del mondo!

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